artnest
laboratorio per la creatività

presenta
 
La Casa dell'Arte
Video-performances e installazioni realizzate dagli artisti
Alberto Morelli, Enrico Mori, I Santini DelPrete, Bruno Sullo e Ivano Vitali
dal 7 al 21 febbraio 2004
Inaugurazione: sabato 7 febbraio alle ore 17.30
Orario: tutti i giorni dalle ore 18 alle ore 20 escluso Martedì e Domenica
Giovedì 12 febbraio in occasione della presentazione di "ZEROTRE Movimento per l'arte effimera"
alle "Giubbe Rosse" di Firenze, il laboratorio sarà aperto dalle ore 10 alle ore 16

Il Laboratorio per la creatività vuole offrire un punto d'incontro per artisti e non - artisti a Firenze.
I suoi spazi vengono utilizzati in questa occasione per ospitare il gruppo "La Casa dell'Arte" : costituito nel 1995 a Rosignano Marittimo con lo scopo di dar vita a un progetto multimediale per le arti visive. Fra i progetti realizzati: Le esposizioni di arte visiva, Casamori, Le Finestre sul Territorio ... e per la Collana Letteraria "I Quaderni della Casa dell'Arte" a cura del Presidente dell'Associazione Bruno Sullo. Ultimamente hanno dato vita insieme ad altri dieci "Gruppi" di diverse regioni d'Italia al "Movimento per l'arte effimera ZEROTRE"

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LA CASA DELL’ARTE: IL PROGETTO, GLI ARTISTI, IL VIDEO
La Casa dell’Arte è un sodalizio di artisti costituitosi nel febbraio 1995 a Rosignano Marittimo (Livorno) intorno ad un progetto di presentazione e promozione della ricerca artistica soprattutto nei suoi aspetti di sperimentazione di mezzi operativi, materiali, linguaggi, dunque in una prospettiva di multimedialità chiaramente indicata nella sua denominazione: Progetto multimediale per l’Arte visiva. I soggetti impegnati in tale progetto, sono: Raimondo Del Prete, Alberto Morelli, Enrico Mori (Rosignano Solvay), Franco Santini (Vada), Bruno Sullo (Livorno), Ivano Vitali (Firenze).
Nella presentazione sintetica riportata in quarta pagina di copertina dei cataloghi si legge: «Il Progetto si rivolge ai vari e diversi aspetti ambiti operativi, dal video alla performance, dalla installazione alla pittura», dunque ad uno scenario ampio ed articolato nel quale sono espressamente citate le declinazioni "effimere" dell’arte, «ed ha lo scopo di stimolare le potenzialità espressive e di offrire quante più possibili occasioni di lavoro, d’incontro, di riflessione».
Il Progetto è ormai attivo da oltre nove anni, durante i quali è stato portato avanti con alacrità e rigore, secondo un’interna articolazione in varie sezioni operative, ciascuna dedicata a un aspetto diverso della ricerca artistica: programma espositivo, settore sperimentale (Casamori), ricognizione delle realtà del territorio, proposte dei giovani, rassegne multimediali, collana artistico-letteraria.
Oltre a ciò, la Casa dell’Arte si propone come un sodalizio di artisti che operano in prima persona nel campo dell’arte, secondo modalità autonome, correlate a progetti, poetiche e finalità del tutto personali, che possono coesistere e dialogare, ma non sono mai forzosamente condotte all’omologazione.
Alberto Morelli indaga il rapporto tra le parti hard e soft del mondo, tradotte in termini artistici con la luce (ed il fuoco) e il metallo; Enrico Mori è alla sistematica ricerca di forme da tradurre emblematicamente sui suoi grandi teli di stoffa, ed eventi di quotidiana poesia; I Santini Del Prete, attraverso una persistente contaminazione tra arte e professione (di ferrovieri), scoprono la non-arte, il lato "negativo" della creatività che ne rafforza i termini propositivi; Bruno Sullo lavora intorno al suggestivo concetto di confine, espresso dall’oggetto finestra, che è la linea sottile lungo la quale mondi diversi ed anche opposti coesistono, integrandosi invece di negarsi; Ivano Vitali resta fedele alla sua materia privilegiata, i fogli di giornale, di cui mantiene la forte carica concettuale e comunicativa anche quando la piega a esigenze espressive diverse e talora spiazzanti (vedi le sue incursioni nel mondo della moda).
Il campo d’azione dei componenti la Casa dell’Arte spazia dunque nei più disparati campi dell’espressione artistica: da quello "tradizionale" (opere visive destinate all’esposizione) alla poesia, alla recitazione teatrale, alla critica d’arte. Molti dei loro sforzi sono però indirizzati all’espressione effimera dell’azione "live", intesa sia come evento realizzato in mezzo al pubblico, sia come progetto video da presentare nei vari eventi multimediali. Nella presente occasione, sono presentati un’installazione di sagome di legno che rappresenta ciascun artista in atteggiamenti e abbigliamenti in qualche modo indicativi al tipo d lavoro che svolge, ed alcuni video prodotti da alcuni di loro come opere individuali; ma soprattutto è presentato un video, intitolato Autoritratto, che si presta in modo singolare ad illustrare le varie poetiche e i progetti personali degli autori.
Autoritratto è, al tempo stesso, una performance collettiva eseguita nel teatro di Artimbanco, in località La cinquantina, Cecina, nel 2002, e un video identificativo del Gruppo che, conservando rigorosamente l’autonomia del lavoro individuale, può definirsi una sorta di sceneggiatura con forti connotazioni teatrali, basata su un testo, letto da una voce recitante, che racconta (più che descrivere) l’opera di ogni autore. Così sono posti in scena l’identificazione dolorosa tra uomo e gabbiano (tema ricorrente di Mori), le divise da ferrovieri (I Santini Del Prete), la finestra e il tema collegato del confine (Sullo), la cattura del vento e della vita con sacchi fatti di fogli di giornale (Vitali). Nel racconto delle azioni e nella loro interpretazione "teatrale", il video offre una sintetica ed immaginifica illustrazione dell’attività artistica dei singoli autori, oltre che, naturalmente, proporsi come opera esso stesso, dotata di forza e suggestione, e, si deve dire, di valore visivo intrinseco.
 
                     Livorno, gennaio 2004                                                                                                                              Bruno Sullo

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Nella serata di inaugurazione Bruno Sullo ha realizzato la  performance "Confesso che son vivo"

La performance, dal titolo scopertamente nerudiano, ha un'impostazione scopertamente autobiografica. Si compone di una serie di azioni e di situazioni organizzate a costituire una sorta di mosaico, articolato e complesso, che ripropone le esperienze più importanti della mia vita artistica: autori con i quali ho un debito di riconoscenza, citazioni di esperienze poetiche effettuate nel passato, prospettive future, delusioni e risollevamenti, luci ed ombre di una vita, come tutte, problematica, ineguale, degna dunque di essere vissuta.
In una prospettiva di coerenza ideologica con tutta la mia riflessione artistica, presento anche qui la finestra, mio tema abituale, come immagine, parola, figura simbolica. La finestra conserva tutto il suo significato di elemento di passaggio (di confine) tra mondi diversi ed anche opposti, ma è qui da vedere soprattutto come il segno tangibile, il riferimento emblématico al mio lavoro artistico.
Pertanto, tutte le azioni che prevedono l'utilizzo della finestra trascendono il livello della contingenza e pongono in gioco tutta la mia sensibilità e la mia poetica esistenziale. La costruzione, l'accensione ed il successivo spegnimento dell'immagine di finestra ottenuta con 29 candele è una palese allusione all'atto di creazione e ai suoi rischi di instabilità, di inadeguatezza, di insuccesso. Dunque il lavoro, pur sottolineando il proprio "taglio" artistico, si pone ad un livello di metafora, per adombrare situazioni, ideare ipotesi di sopravvivenza, lasciar filtrare le ansie e le incertezze del vivere. La nota melanconica che è inserita con l'ultima poesia è, proprio alla fine, tagliata da un brusco sussulto, un piccolo moto di ribellione, anch'esso, del resto, testimonianza di vita.

                                                                                                                                          Bruno Sullo


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