Comune di Rosignano Marittimo - Livorno
Castello Pasquini - Castiglioncello 
Sabato 4 giugno 2011 ore 9
Paper games 
di Ivano Vitali
 
Strappa  i quotidiani e lancia per aria le strisce
Veste un costume realizzato con le strisce di carta prese dalla pubblicità gialla dei quotidiani,
ricostruzione di costume della serie “A favore degli Indiani d'America" (1997)

Ivano Vitali - Foto di Maddalena Ghini

 
Suona un flauto realizzato con la sola carta dei quotidiani
Fa il filo attorcigliando fra loro strisce di quotidiani
Fa la maglia con maxi ferri e filo gigante.
Prima lettura:
Per la realizzazione dei gomitoli, tutto viene fatto rigorosamente a mano, con tempi che possono variare per lo spessore, la qualità e la larghezza della striscia. Più la striscia è sottile e più tempo occorre per trasformare un giornale in filo; è comunque più facile lavorare il quotidiano rispetto alle riviste con carta patinata.
Il filo  viene realizzato collegando ed attorcigliando una striscia dopo l'altra, senza l'uso di colla, acqua o altro; non vengono aggiunti coloranti e gli unici colori sono quelli che si trovano stampati sui giornali.
La realizzazione di un abito colorato richiede quindi la cernita delle pagine che contengono la pubblicità del colore che si desidera.
Per la realizzazione di una giacca corta servono sette gomitoli… Ogni gomitolo del diametro di dieci centimetri, è 100 metri di filo di 2 mm, ottenuto attorcigliando a mano, strisce di quotidiani larghe 2 cm. L’artista ha calcolato che in un' ora fa 720 cm di filo; per ogni gomitolo servono quindi 14 ore. Chiaramente i tempi variano col variare dello spessore del filo.
Ogni gomitolo, ogni abito–scultura, ogni installazione sono come archivi: volendo si possono aprire e ricomporre le pagine come in un puzzle. In quanto opera d'arte, esso mantiene custodito nel tempo il suo contenuto.
Ogni opera è unica e irripetibile e la sua preziosità è dovuta non solo ai tempi di esecuzione ma anche all'utilizzo di pagine colorate. Alcuni colori - come il giallo, l'arancione, il viola, - si trovano con minor frequenza e la loro raccolta può diventare molto lunga.  Prima di  realizzare un abito o un arazzo possono passare dei mesi.
La carta, a contatto dell'aria, tende ad ingiallire e di conseguenza tutti i colori diventano più caldi. La cosa è apprezzabile e ci ricorda gli alberi: anche il legno infatti, allorché  tagliato ed esposto all'aria, ingiallisce.  Il filo lavorato a mano non è mai uniforme e si presenta con spessori diversi.
Per questa ed altre caratteristiche, quando si lavora con i ferri o l'uncinetto, il filo di carta va aiutato a passare all'interno delle singole maglie e quindi i movimenti delle dita non sono più quelli del fare la maglia comune ma si muovono in modo da allargare ogni volta  le singole maglie per facilitare lo scorrimento del filo.
 
Veste l'abito fatto di filo di quotidiani
Infila nelle dita lunghi bastoni di quotidiani 
 
Seconda lettura:
“Ivano” (2002-2003) è il primo abito di filo di quotidiani composto da gilet realizzato con i ferri da maglia e gonna realizzata al telaio africano. Il gilet è stato disfatto e rifatto due volte. Nella performance “Senza titolo” presentata nel 2003 alla Biennale di Venezia veste il primo gilet, successivamente disfatto. Nelle dita delle mani infila lunghi bastoni di quotidiani. Azione che ha come riferimento le installazioni che realizzava con i bastoni nelle campagne dell’Impruneta nel 1977 e sempre da quelle installazioni riprende l’idea di realizzare la collana di quotidiani che completa l’abito “Sole bomb-on” (2006) attualmente esposto alla Galleria La Virgola.
 
Gonfia 2 grandi sacchi di quotidiani che poi illumina da dentro
 
Terza lettura:
Ivano Vitali realizza la sua prima scultura di carta nel 1968 recuperando e assemblando i pacchetti delle sigarette.
Nel 1974 al 1979 si trasferisce all’Impruneta dove sviluppa la sua ricerca artistica utilizzando materiali poveri e di recupero.
Nel 1979 realizza la performance "Grafica nell'aria" strappando e lanciando per aria strisce di quotidiani e il suo primo costume di carta utilizzando una unica lunga striscia di carta da pacchi.
Nel 1994 con “Amazzonia”, pali bruciati e quotidiani, ritorna alle installazioni con la carta dei giornali e dal 1997 utilizza le strisce per realizzare  i costumi che indossa o fa indossare nelle performance.
Con la performance “Lavoro un sacco” del 1998 inizia la serie dei sacchi di misure diverse che realizza con le pagine intere dei giornali e che gonfia con l’aria: azioni che hanno avuto come riferimento le installazioni con le borse di plastica che riempiva d’aria nel 1978 all’Impruneta.
Nel 2000, in occasione di “Ruralia” a Villa Demidoff, un sacco lungo cinquanta metri viene poi attorcigliato e trasformato in una grossa corda.
Dal 2002 crea vestiti per le performance utilizzando gomitoli di filo ottenuti dai giornali e che poi lavora con i ferri da maglia, l'uncinetto, il telaio, l'intreccio, il cucito ed il ricamo per costruire maglie, giacche, gilet, gonne ... Filo ed opere interamente realizzati con le sole mani per il rifiuto di utilizzare altre risorse: concetto già espresso nelle installazioni realizzate nella seconda metà degli anni ’70 con il recupero dei materiali poveri: vedi le composizioni realizzate con i gusci d’uova, le cartucce , le saponette, i vetri, i tappi, le bambole rotte, i giornali ecc.
Dal 2005 il filo diventa gigante per la realizzazione di gomitoli, arazzi, abiti, calzini e guanti giganti. Il filo diventa di un centimetro di diametro ma in alcuni casi  raggiunge anche il diametro di 5 cm.
Altra tecnica che ha utilizzato fin dai primi anni della sua ricerca, consiste nel fare macerare nell’acqua la carta o il cartone. Poi, tolta l'acqua, la poltiglia  impastata diventa  malleabile come fosse creta.  Si possono costruire oggetti e sculture come è possibile rivestire altri oggetti o forme preparate. Una volta costruito l'oggetto si lascia asciugare all'aria aperta..
 
Veste   “Rambo” (2002) l’ultimo dei costumi. Viene indossato infilando nelle braccia e nelle gambe quattro lunghi tubini realizzati incollando pagine di quotidiani de La Gazzetta dello Sport.
 
  
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