Giallo a Firenze

Giallo a Firenze è il titolo della performance che Ivano Vitali dedica a Firenze.
L’artista oggi “sembra”, e sottolineo sembra, assente. 
Ma non è così.
Cinque opere in giallo, come si trattasse di pagine superstiti, strappate dal diario di viaggio della vita artistica di questo fiorentino d’adozione, ecologista, scultore e performer, ci parlano di lui, del suo lavoro.
Ivano ha tramato le regole di un gioco di disvelamento della sua personalità. 
È suo l’aspetto didattico ludico e partecipativo dell’arte, dove i ruoli di pubblico, di critico, di traduttore, di musicista sono fluidi, non rigidi. 
Siamo noi tutti performers.
Dallo scrigno di vasti tesori, tutti rigorosamente in carta di giornali, Ivano ha scelto cinque opere in giallo. Il giallo richiama un fenomeno che affascina e incanta da sempre l’artista: l’ingiallimento della carta stampata, ma anche dei manoscritti. Ingiallimento, opera del tempo e degli agenti atmosferici, che riavvicina la carta al legno-madre che le ha dato origine.
Cinque opere: Cinque tappe di un viaggio. 
Viaggio suggerito dalla presenza di una vecchia valigia.
Viaggio intrapreso molti anni fa verso il mondo dell’Arte. 
Viaggio di un nomade dell’arte.
Fedele compagno del viaggiatore è il libro.
La prima tappa suggerita da Ivano è rappresentata da due libri rivestiti da una gialla corteccia, che rimanda inequivocabilmente agli alberi. Una corteccia di carta macerata che protegge e cela il testo al suo interno, la cui linfa vitale originaria si è trasformata in parole. Con questa presenza estrapolata dall’installazione Ex Libris del 1999, Vitali alimenta il nostro desiderio di conoscenza, di magia, alla ricerca, tutta proustiana, del tempo perduto.
La seconda tappa è il sacco del 2010 dalle pagine de “La voce di Romagna Sport” a testimonianza dei numerosi sacchi gonfiati d’aria e portati da Ivano per le piazze e le città dal 1998 al 2005.
I testi degli articoli non sono più distinguibili per la video-proiezione di messaggi subliminali tra pubblicità e documentazioni del lavoro dell’artista. Testo e video assunti come trama e ordito, elementi del tessere. Si percepiscono solo intuitivamente parole, immagini, segni. 
La terza tappa è il gomitolo del 2006 realizzato con pubblicità gialla selezionata dai quotidiani. “Quel preziosissimo giallo!” – ricorda Ivano - così raro da trovare nelle pubblicità sui quotidiani. Il gomitolo è il protagonista dei lavori a maglia e uncinetto dal 2002 ad oggi. Ogni gomitolo è un libro d’artista, unico, ed anche un archivio segreto.
La quarta tappa è il guanto dalla presa potenziata, del 2008, realizzato a maglia dalle pagine di “Italia Oggi” giornale di economia.
La quinta tappa è l’opera-abito del 2007, con la giacca, del 2005, lavorata a maglia e rifinita finemente in turchese ad uncinetto, realizzata con le “pagine gialle-Telecom” qui abbinata alla gonna del 2007 a rete di maglia larga. Opera indossata questa sera dalla musicista Laura Manescalchi.
Da anni il fare artistico di Ivano Vitali va intrecciandosi alla cultura orientale. 
Un giallo, un mistero dell’arte, una disposizione dell’animo, considerando che l’artista non è mai stato in Oriente. In lui tuttavia rivivono, con la stessa sincerità, gli ideali che furono propri di due grandi nomadi dell’arte. 
Il primo è Lang-Shi-Ning, nome d’arte di un famoso artista e intellettuale del XVIII secolo, cinese di adozione, italiano di nascita: Giuseppe Castiglione (Milano 1688 – Pechino 1766) riuscì a fondere la pittura europea con l’estetica cinese, oltre a tradurre opere italiane in lingua cinese.
Il secondo è Chen Zhen (Shangai 1955-Parigi 2000) cinese di nascita, parigino di adozione, che per difendere la libertà di espressione artistica scelse l’esilio. Emblematica figura del panorama dell’arte contemporanea. 
La sua profonda attenzione per valori quali la pace interiore, l’armonia con l’ambiente, sono percepibili nelle sue “sculture aperte”.
Lang Shi Ning, Chen Zhen, Ivano Vitali. Tre artisti che ci dimostrano con il loro lavoro che il dialogo multiculturale non solo è possibile ma positivo. 
A loro tre va il mio pensiero, oggi, da un luogo eletto per eccellenza per il dialogo multiculturale: la biblioteca.
La Biblioteca delle Oblate.



Firenze, 2 marzo 2010                                                                 Elena Ginanneschi

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