Alessandro Tempi
Le sculture di Ivano Vitali al centro Culturale AperA
Geometriche passioni nello spazio profondo
 
Firenze – Nella pratica contemporanea della scultura convergono molteplici istanze creative che tuttavia si pongono come precipuo il problema della ridefinizione concettuale dello spazio in cui l’opera esiste, o coesiste, in stato di complementarietà. Ed è questo rapporto di reciproca inerenza fra spazio e forma che non di rado caratterizza ed avvicina pratiche culturali spesso antitetiche, come quella di un Moore o quella di un Pevsner. Ma esiste anche una scultura per cui lo spazio è solo il luogo che contiene l’opera, che la accoglie come accidente divino che illumina e dà senso ulteriore a ciò che la contiene, al mondo stesso. Così concepito, lo spazio diventa solo il contesto fruitivi dell’opera, la localizzazione della fisicità di quest’ultima. In questa concezione, certo più poetica e trascendentalista, la scultura di Ivano Vitali si deve trovare maggiormente a proprio agio, giacchè il suo è un lavoro di esplicita materializzazione, concentrato sul “dar corpo”, attraverso l’opera, alle istanze formali di un’interiorità che ricerca la misura, la proporzione, il ritmo come valori di riferimento non solo estetico, ma in fondo etico, Dando corpo a questi valori – o all’itinerario formale verso questi – la scultura di Vitali sceglie dall’inizio il proprio campo concettuale, indica subito insomma ciò che vuole essere: materializzazione dell’idea, elemento plastico e tattile che racchiude, nel suo farsi, la metafora pienamente ragionata di un contemperarsi dialettico di forze, in cui si intuisce ciò che per lo scultore è il nucleo stesso dell’arte.
Fin qui la lettura dei dati intenzionali delle opere. Ma è lecito chiedersi fino a che punto, in queste ultime – lavori di medie dimensioni, perlopiù in marmo, ma anche in terracotta, legno e gesso, in cui vige una calibrata stilizzazione delle forme, residuo di un riduzionismo geometrico ormai canonizzato – i risultati corrispondano alle intenzioni ed alle scelte di campo. Certo la scomposizione della materia in volumi compositi ci richiama alla mente la scomposizione della forma tipica della lezione cubista e post-cubista e che non solo rimanda a Moore, ma soprattutto al russo Archipenko. Ma questa scomposizione qui ci arriva – ci pare – tramite la massiccia e banalizzante mediazione delle arti decorative, attraverso le quali il gusto riduzionistico e scompositivo si stempera in un amabile geometrismo pseudorazionalistico,  già in voga da tempo e con risultati accettabili, ma esteticamente fiacchi.
Se davanti a queste opere si percepisce insomma l’intenso lavorio creativo del loro artefice, il gusto perfezionistico per l’equilibrio volumetrico e lo sforzo di creare un continuo denso e compiuto, si avverte tuttavia anche una sorta di limitatezza formale, come un’irresolutezza fra accademismo e decorativismo che condiziona l’immaginazione creativa, collocando queste “materializzazioni” ancora al di qua di una soglia rivelativi.

Gilberto Madioni
Il Chiostro di S. Cristoforo ospita Ivano Vitali

Affacciarsi all’ingresso ed entrare nel Chiostro di San Cristoforo è per noi ormai divenuta meta di incontri con artisti di ogni genere e provenienza. Sotto quei suggestivi archi illuminati che il chiostro offre al visitatore, abbiamo questa volta incontrato e conosciuto personalmente, lo scultore Ivano Vitali.
Vitali è un timido artista ferrarese, che un po’ imbarazzato, ci mostra le sue opere spiegandone l’importanza delle forme e i significati della materia. La mostra di Vitali è a nostri parere omogeneità, infatti osservando in complessivo, ci accorgiamo subito di essere di fronte a delle sculture plastiche, sinuose e morbide di materia, ma, soprattutto affini a se stesse. Ci accorgiamo anche che queste opere hanno bisogno di essere circondate per poterle capire completamente, in quanto, girando loro attorno si hanno delle sensazioni diverse. Ci ha colpito un’opera senza titolo e che noi battezziamo “L’abbraccio o La consolazione”. Questa scultura vista da un lato è un amorevole e caldo bacio dato dalla Madonna al suo bambino, vista da un’altra angolazione, dà l’impressione di un abbraccio fra innamorati, e vista da un’altra parte là dove si notano di più i panneggi delle vesti a ventaglio ci viene in mente la Romagna e le sue splendide feste da ballo con questi due ballerini. L’opera dal titolo “Palio” è per noi forse il pezzo migliore, è un amalgama “fantino cavallo” dalle forme plastiche e levigatissime, tanto che fa piacere (come del resto tutte le opere di Vitali) oltre che guardarle anche “toccarle”. Si riesce con il palmo della mano e ad occhi chiusi a provare quel piacere di distinguere perfettamente le forme. Le sculture di Vitali sono un insieme di sfere ora integre, ora scomposte e quelle sfaccettature spigolose, ma levigate e morbide, ci danno l’impressione e la suggestione di esistere nell’aperta campagna e di vivere a contatto diretto con le nostre splendide dune senesi. In complessivo, una mostra che ci è piaciuta, visto anche appunto l’omogeneità del tutto. Un augurio a Ivano Vitali al quale Siena ha offerto il “Chiostro”.
 
Roberta Fiorini
Ivano:sintesi geometrica.

Da che è documentata la sua attività scultorea, è evidente la propensione e la ricerca di un linguaggio formale che mira alla sintesi geometrica, producendo un equilibrato contrapporsi di linee e volumi nitidamente scanditi. Vi è però anche un altro dato immediatamente emergente ed è il movimento, suscitato dalle prime “Composizioni” e “Figure”, nel tutto tondo come nel bassorilievo, per il determinarsi di un ritmo avvolgente che non nasce solo dal rincorrere della curvilineità, ma da una sorta di capacità timbrica a catturare la luce di cui l’artista dota volumi e superfici.
Valori questi senza dubbio più espliciti in opere precedenti, dove il continuo interagire di curva e retta, convessità e concavità, seppur tradotti nella assolutezza dei materiali, il marmo, il legno, la terracotta o il gesso, suggestionavano una percezione visiva che, per la forte incidenza chiaroscurale, si potrebbe dire “cromatica”. Per un processo inverso, mi fa pensare a certa produzione, della metà degli Anni’10, di Giacomo Balla, bozzetti per decori e i dipinti stessi, nei quali era invece l’uso del colore, campito in scansioni geometriche, a conferire alla superficie una forte impressione volumetrico – plastica, secondo un modulo linguistico caratterizzato per altro anche qui dal continuo svolgersi della linea da segni cuspidati ad improvvise sinuosità.
Ma quanto si registra oggi, nelle opere più recenti di Vitali, è un ulteriore scatto, connotato da una maggiore accentuazione della sintesi formale, una purezza espressiva e materia che procede verso l’astrazione e dove il graduale evolversi in senso semplificatorio dei volumi ne rivela al tempo stesso l’accresciuta ricercatezza, quella con cui l’autore indulge nel definire il nitore dei profili e delle levigate superfici. Secondo una processualità che va riducendo gli elementi oggettivi del suo referente di immagine, la forma sempre più diviene puro corpo geometrico e tuttavia senza attenuare o impoverire quella capacità, già rilevata, di porsi dinamicamente in rapporto con la luce e lo spazio, lasciando semmai meno sottesa, e dunque più esplicita, la lettura di un’intrinseca e costante tensione all’armonia, che qui non è soltanto nel senso fisico di proporzione ma in quello più profondo, e cosmico, di rispondenza e accordo.
 
Paolo Gestri
Ivano Vitali in mostra al Tempio
 
Ivano Vitali, scultore, conosciuto negli anni Settanta per alcuni suggestivi interventi sulla natura e sull’ambiente, proiezione dell’arte povera, in tal caso architettura, ma anche scrittura e pittura degli spazi.
Questo rapporto materia-spazio è ancora oggi al centro della sua ricerca: è anzi l’oggetto che disegna lo spazio proponendo linee, in Vitali generalmente morbide, funzionali ad una creazione distesa e di esatta armonia.
Vitali mantiene rapporti fra le parti chiaramente matematici e, nel contempo, suggeritori di una lontana armonia. Proprio questo inusitato connubio di ordine fisico e metafisico rende interessante la sua opera che appare, seguendo essa stessa una logica evoluzione, sempre più essenziale, svincolata da forme fenomeniche per una ricerca più levigata e pura, volutamente bilanciata fra le sue dimensioni materia e spirito che sono poi, nel loro insieme, la figura dell’uomo.
 
 
Giuliano Nozzoli
Mostre d’arte a Villa Guicciardini
 
Fin da piccoli, molti di noi sono stati attirati ed incuriositi dai corpi celesti ed in particolare dalla luna. Quante storie inventate  hanno riempito le nostre serate infantili: Caino che a cavallo della falce dorata stava facendo le frittelle: quale è il posto dove la luna va a riposarsi quando i primi raggi solari hanno il sopravvento? Dove sarà andato quel quarto che le manca, quando si presenta ai nostri occhi senza la sua magnifica pienezza? Ora abbiamo la risposta all’ultima di queste domande, da grandi ed istruiti finalmente abbiamo la risposta: il quarto di luna è sceso   nel piazzale di Villa Guicciardini da lì vigila su chi va a mensa da Tonio.
Tutto questo grazie a Ivano Vitali che dal 19 al 29 ottobre del 1991, ha esposto le sue opere insieme a quelle di Cristina Nobile nei locali della sede CITE di via delle Panche in Rifredi…..
La collocazione esterna della scultura di Ivano Vitali è stata ben curata e quei tagli fatti con perfetta   geometria fanno bella mostra di sé.
 
Federico Napoli
Ritorno all’”idea” di Ivano Vitali
 
Partito da un fare artistico che solo il mondo limitativo ed inesatto potremmo definire “minimale” – gli interventi all’aperto realizzati con materiali poveri negli Anni Settanta – Ivano Vitali affronta ora nuovamente il rapporto con l’ambiente trasferendolo, però, in spazi chiusi, tracciati dall’uomo. La sua ricerca pare oggi indirizzata, infatti, ad analizzare le possibilità espressive della scultura – linea, materia, idea – in relazione ad un luogo assegnato, ma con forme progettualmente infinite. Da qui nasce la forma sintetica e stilizzate che accompagna queste opere – specie negli anni 1989/’90 – in taluni loro passaggi, i requisiti tecnici e formali conciliandosi quasi a livello di pura funzionalità estetica. La mostra personale di Ivano Vitali ordinata al “Perseo centroartivisive”, con la presentazione di Pier Paolo Castellucci ed una pubblicazione a “letere” introdotta da Ugo Barlozzetti, bene inquadra quanto l’autore negli ultimi quattro - cinque anni è andato indagando. Se il passaggio dalle esperienze che chiameremmo più da scultura da interni alle successive polite lineari quasi asettiche è identificabile nella scultura “Figura” (1889), l’attuale momento di più intensa ricerca progettuale giunge dopo opere quali “Spicchio” (1990) e “Elmo” (1991), sfociando nelle più complesse “Obice” e “Combinazione” (1991): e qui che torna il senso di riappropriazione dell’ambiente già affrontata venti anni fa.
Nel trapasso l’autore, lasciato il granito o il marmo, guarda preferibilmente al cemento spesso accostato all’acciaio o, comunque, al supporto metallico. Si avverte così la necessità di coinvolgere nuovamente ogni parte dell’opera rendendola “totale”. Lontano dalla pura funzione estetica espositiva per tornare al valore del lontano soggetto – idea, proiettandola così nel pieno contesto della vita, quasi entità essa stessa capace di autonomia.
 

Antonio Caggiano
Ritorno d’artista
 
E’ in corso di svolgimento, presso le sale espositive del nuovo palazzo della Pretura di Argenta
 ( che non essendo stato “abilitato” a sede degli uffici giudiziari svolge funzioni di centro culturale part time) la mostra personale dello scultore Ivano Vitali. Per l’artista si tratta, in pratica, di un ritorno ad Argenta: nativo di Campotto, il quarantenne scultore , dopo aver conseguito il diploma di scuola d’arte a Forlì ed il successivo diploma di scultura all’Accademia delle Belle Arti di Bologna,  si è trasferito nel 1974 a Firenze, dove abita e lavora.
Ad Argenta, però, già nel 1977 Vitali era tornato per presentare, in collaborazione con il locale Centro artistico (promotore della mostra inaugurata sabato, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune), alcuni interventi nell’ambiente.
La nuova rassegna, che segue di poche settimane quelle allestite a Bologna e Firenze, propone le opere migliori della produzione artistica di Vitali: figure e forme sempre più stilizzate ed essenziali,
armoniose e plastiche espressioni di stati d’animo, emozioni, valori. Qualunque materiale, anche il più povero, sembra prendere vita per opera di una mano che lo conosce e lo plasma sino a renderlo strumento di comunicazione di un’idea, di un messaggio.
La rassegna, per la quale è stato  realizzato un catalogo che ha la presentazione di Tommaso Paloscia, rimarrà aperta al pubblico sino a domenica 3 maggio. 
 


Tiziano Bolognesi
Un artista argentano in terra di Toscana
 
Lo scultore Ivano Vitali ha esposto le sue opere nella Saletta della  nuova Pretura di argenta, dal 18 Aprile al 9n Maggio.
Questo giovane artista, originario di Campotto e attualmente abitante a Firenze, dove insegna Educazione Artistica nelle Scuole medie, ha sempre mantenuto costruttivi rapporti con il centro Artistico Argentano di cui è stato socio e collaboratore stimato, ha sempre mantenuto rapporti con la nostra comunità argentana di cui impersona i positivi caratteri di sobrietà e di forte attaccamento al lavoro.
Lo scolpire e il modellare sono infatti attività gravose che richiedono un chiaro e lungo progettare, un operare insistente su materie non sempre docili, un mirare all’assoluto di una forma concreta che coinvolge in tutto l’interiorità emotiva e fantastica di chi opera.
Nel tempo, lo scultore Ivano Vitali ha misurato la propria sensibilità plastica in modellazioni mutuate dalla realtà, ha sperimentato, con convinzione, interventi nell’ambiente usando materie umili (sempre rispettoso e attento alla misura quasi ecologica dell’operare) sino a ritrovarsi nelle ultime esperienze, di cui sono mirabile frutto le opere che sono state qui presentate. Sono forme in cui gli spigoli taglienti, avvolte irrigiditi nella retta definitiva, disegnano nello spazio rigorosi sviluppi lineari di curve e di avvolgenti spirali, mentre le superfici snodano tese e terse nell’estrema purezza del trattamento. E’ la ricerca di forme che riducono la complessità del reale, richiamato anche dai titoli dati alle opere, a presenze essenziali di materie a cui l’artista dà la luce di un amorevole lavoro ed a cui dona equilibrio geometrico di volumi a sintesi di invenzione e di ragione.
Sono realtà umili e raccolte che trovano nel loro isolamento la dimensione più propria per comunicare un senso di composta serenità, di muta contemplazione.
La levigatezza di un marmo, la porosità di una creta-cotta, la trama delicata delle venature dell’olivo, il il tenue colore della pietra rosa e celestina, il sordo e opaco cemento sono alcune delle qualità con cui queste realizzazioni si presentano e che, se anche si sottraggono alla logica e complessa casualità della vita organica, ritrovano ala loro vita nella dimensione del pensiero e dell’intuizione, nell’incontro con varie delle voci che fanno attuale e moderna esperienza d’arte.
Sono opere da considerare con attenzione, con l’auspicio che Ivano vitali, seguitando la sua ricerca per una completa espressione di sé, possa proporci anche in avvenire il frutto del suo lavoro.
Dell’occasione presente lo ringraziamo vivamente.


Pierfilippo Tebaldi
Opere di Vitali ai Cappuccini
 
Un cuore argentano, un cuore d’artista batte nella città d’arte, Firenze: è quello di Ivano Vitali, scultore di fama nazionale, che da pochi giorni ha visto realizzarsi un sogno.
Il Consiglio Comunale argentano, infatti in una delle sue ultime riunioni, ha deliberato in merito all’accettazione di una donazione di tre sculture del Vitali che andranno a collocarsi presso il Centro Culturale dell’ex Convento dei Cappuccini. Si tratta di tre opere appartenenti a diversi momenti della vita artistica dello scultore, originario di Campotto: la prima risale agli anni immediatamente successivi al diploma – conseguito presso l’Accademia di Belle Arti – il “Cavallino” in gesso datato 1972. La seconda s’intitola “Figure” ed è facile intravedere, fermata nel marmo, l’immagine di una madre col suo bambino; questa opera venne esposta due anni fa proprio ad Argenta in occasione di una personale del Vitali. Ecco come la descrive lo stesso autore:
“L’opera, realizzata in marmo rosa del Portogallo, rappresenta un abbraccio tra madre e figlio con un attento studio del panneggio pur nella configurazione complessiva che è a carattere astratto, con marcate linee geometriche. Nelle linee e nel movimento suggerito ricorda qualcosa dei futuristi che suggerivano movimento a spirale nelle loro opere”
La terza opera s’intitola “Meridiana” ed è del 1991, realizzata in granito di Svezia. E’ ancora l’autore che parla: “Si tratta di un unico blocco in granito, una forma estremamente semplice. Ho cercato di “giocare” con la funzione della meridiana. E’ la mia opera più recente”. Ivano Vitali manca da Argenta dal 1974: si stabilì a Firenze, perché la ritenne più idonea a sviluppare il suo carattere d’artista. …


Kölner Stadt Anzeiger 23 /4 / 01 KULTUR
Kunst im Sakralraum
Ratlosigkeit im Labyrinth
Deutsch-italienische Ausstellung in Lutherkirche und Kartause
Von Jürgen Kisters

Schon seit 1997 besteht die Verbindung zwischen der Kölner Kunstinitiative "itineraTi" und dem toskanischen Kunstverein "La Casa dell'Arte". Nach gegenseitigen Austauschprojekten in Köln und in Rosignano Marittimo präsentieren sich beide Gruppen jetzt in einer gemensaimen Austellung.
Gleich an zwei Orten, im Turm der Lutherkirche und in der Kartause des Evangelischen Stadtkirchenverbandes, sind die Arbeiten von insgesamt elf Küstlern zum Thema "Kunst und Religion" zu sehen.
"Der Mensch schuf Gott nach seinem Bilde" lautet das Motto, das auf eine Ausstellung zurückgeht, welche die Initiative"itineraTi" bereits 1999 in italienischen Städten zeigte, und die zum Grundstein des gesamten Projektes wurde.
Neben der Aktualisierung dieser Schau in der Kartause ist der Hauptteil des Ausstellungsprojektes in der Lutherkirche angesiedelt.
Den Rahmen geben hier zwei Zitate aus der Bibel vor. So beziehen sich die italienischen Künstler auf Kapitel3, Vers 22 der Genesis: "Ja, der Mensch ist jetzt wie einer von uns geworden, da er Gutes and Böses erkennt." Und die Kölner Künstler setyen sich mit einem Saty aus dem Johannes-Evangelium auseinander, wo es heißt:" Geht im Licht, solange ihr es habt, damit nicht die Finsternis euch überfällt."
Doch hat der Mensch in der modernen Konsumkultur tatsächlich noch die Fähigkeit, zwischen Gut und Böse zu unterscheiden, oder ist (seine) Moral längst zur schwammigen Zweckmässigkeit ver-kommen? Und sind die Menschen vom Licht der hoch technisierten Medienkultur nicht vielmehr geblendet, als dass es sie sehen lässt? Dem Ausdruck der Kunstwerke nach ist die moderne Situation von Paradoxien gekennzeichnet. An einemTisch sitzend (so eine Rauminstallation) hat jemand Tausende Streichhölzer abgebrannt und aufgeschichtet, während er das Licht unter dem Tisch offenbar nicht bemerkt hat. Auf die Widersprüche der gegenwärtigen Kultur und Lebens-erfahrung weist auch das überdimensionierte Kissen hin, dessen Hülle aus lächelnd-coolen
Gesichtern (von Zeitungswerbungen) augeplatzt ist wie eine Wunde und den Blick freigibt auf ein banales Innenleben aus Papiermüll....

Kölner Stadt Anzeiger 23 /4 / 01 KULTUR
L'Arte nel luogo sacro
Incertezza nel labirinto
Mostra Italo-tedesca nella chiesa luerana e certosa
di Jürgen Kisters

Già dal 1997 ha inizio il collegamento fra l'iniziativa artistica di Colonia "itineraTi" e l'Associazione artistica toscana "La Casa dell'Arte". Dopo i progetti di scambio reciproci a Colonia e a Rosignano M° i due gruppi si presentano ora in una mostra comune contemporaneamente in due luoghi: nella torre della chiesa luterana e nella certosa della Associazione della chiesa evangelica cittadina. Possiamo vedere i lavori di undici artisti sul tema "Arte e Religione". "L'uomo creò Dio a sua immagine" suona il motto che si rifà ad una mostra che l'iniziativa "itineraTi"già nel 1999 ha messo in mostra nelle città italiane e che è diventata la pietra d'inizio dell'intero progetto. Accanto all'attualizzazione di questa mostra nella Certosa, c'è la parte principale del progetto nella chiesa luterana. La cornice viene data da due citazioni bibliche: gli artisti italiani fanno riferimento al 3° Capitolo della Genesi, versetto 22: "Si l'uomo è diventato ora come uno di noi che riconosce il bene e il male" e gli artisti di Colonia si cimentano con una frase del Vangelo di Giovanni che dice: "Camminate nella luce fino a che ce l'avete, affinchè l'oscurità non vi sorprenda".
L'uomo della moderna cultura consumistica ha di fatto ancora la capacità di riconoscere il bene dal male oppure la sua morale è da tempo diventata una nebulosa misurazione del fine? E gli uomini non sono ancora accecati dalla luce della cultura dei media altamente tecnicizzata più di quanto non si possa vedere? Secondo il messaggio delle opere d'arte, la situazione moderna è contrassegnata da paradossi. "Seduto ad una tavola" (una installazione spaziale): qualcuno ha bruciato migliaia di fiammiferi e li ha ammucchiati mentre non ha evidentemente notato la luce sotto il tavolo. Alle contraddizioni delle culture e delle esperienze di vita contemporanee fa riferimento anche il cuscino sovradimensionale la cui fodera è costituta da volti sorridenti ma freddi presi dalla pubblicità dei giornali: spaccato come una ferita, apre la visione su un interno banale di cartastraccia. …

Neue Sichtweisen auf das scheinbar so Alltägliche
"La Casa dell'Arte" eröffnete Ausstellung im Broicher Hochscloss
von Hajo Bems

Die Dinge des Alltags anders, neu sehen zu lassen sei einer der Aufgaben der Kunst, so die Dortmunder Kunsthistorikerin Astrid Petermeier zur Eröffnung der Ausstellung "Oh, che bel Castello" im Broicher Hochschloss. Klassenziel erreicht, wenn so man will.
Denn was die Künstler der toskanischen Gruppe "La Casa dell'Arte" auf Einladung der Mülheimer "AnDer" Kollegen bei der Ausstellungseröffnung zu bieten hatten, mochte bei manchem Besucher eher Kopfschütteln hervorrufen, zwang aber dazu,sich auf neue Sichtweisen einzulassen. Und das durchaus humorvoll.
Wenn etwa Ivano Vitali dem Kommunikations-Aspekt der Zeitung ihre reinformale Gegenständlichkeit gegenüberstellt, indem er die leichten Blätter zu großen Flächen verbindet, dann nicht ohne Witz.
Einige Frauen mit Glöckchen folgen genauestens den "maeströsen" Dirigieranweisungen, obwohl sie ihn eigentlich gar nicht sehen dürften - hat ihnen Vitali doch eine Art Ganzkörperkondon aus Zeitungspapier übergestülpt.
Eine weitere Performance boten Enrico Mori und Bruno Sullo, indem sie Existentielles mit dem Medium Möwe behandelten. Die Dame, die zum Schluß fragte: "Wer macht denn wohl die ganzen Federn wieder weg?", hätte fast dazu gehören können.
Dank Raimondo Del Prete und Franco Santini gab's auch noch was auf die Gabel: Spaghetti in der 5-Minuten-Terrine wurden den echten Ex-Eisenbahnern gereicht, die sich bewusst nicht als Künstler bezeichnen und so ins Bewusstsein hebe, dass so manchen Künstler seine Kunst nicht ernährt und er als Kellner, Taxifahrer oder eben Eisenbahner jobbt.


Nuovi modi di vedere nell'apparente quotidianità
"La Casa dell'Arte" ha inaugurato la mostra al Broicher Hochschloss
di Hajo Bems

Far vedere le cose quotidiane con occhi nuovi sarebbe il compito dell'arte: lo ha detto la storica dell'arte Astrid Petermeier di Dortmund all'inaugurazione della mostra "Oh, che bel Castello" nel Broicher Hochschloss. Obiettivo di classe raggiunto, se così si vuole.
Perché ciò che gli artisti del gruppo toscano "La Casa dell'Arte" su invito dei colleghi del gruppo "AnDer" di Mülheim avevavo da offrire in occasione della inaugurazione della mostra, poteva far scuotere la testa a qualche visitatore; ha costretto invece ad ammettere nuovi punti di vista. E ciò con molto humor.
Come quando Ivano Vitali contrappone all'aspetto comunicativo del giornale la sua formale oggettualità, nel momento in cui collega le pagine leggere in grandi superfici, e non senza arguzia.
Alcune signore con delle campanelle seguono precisamente le "maestrose" indicazioni del direttore, sebbene non lo possano neppur vedere dal momento che Vitali le ha coperte con una specie di preservativo a tutto corpo in carta di giornale.
Una ulteriore performance l'hanno offerta Enrico Mori e Bruno Sullo, che hanno trattato l'esistenziale con il medium gabbiano. La signora, che alla fine a chiesto: " E ora chi spazza via tutte le penne?" avrebbe potuto quasi appartenere al gruppo.
Grazie a Raimondo Del Prete e Franco Santini c'è stato anche qualcosa da mettere sotto i denti: spaghetti nella terrina-dei-5-minuti sono stati offerti agli ex-ferrovieri, che consapevolmente non si definiscono come artisti e così si fa largo nella coscienza che un tale arstista non si nutre della propria arte e lavora come cameriere, taxista o proprio come ferroviere.


Oh Bio Mio!
Sei artisti fiorentini espongono i loro lavori sul rapporto uomo–natura evidenziando la complessità e la problematicità del tema con soluzioni innovative e interessanti...

di Daniela Cresti

I sei artisti fiorentini, Gianni Caverni, Antonella Foscarini, Rebecca Hayward, Donatella Mei, Lorenzo Pezzatini, Ivano Vitali, che espongono le loro opere alla Casa dell’Arte di Rosignano Marittimo, sono riusciti, nell’affrontare un tema come quello del rapporto fra uomo e natura, a evitare di cadere nel troppo facile calderone della banalità.
La mostra Oh Bio Mio!, inaugurata il 10 Novembre, ci offre la possibilità di cogliere molteplici sfaccettature interpretative.
Caverni, in quest’ultima installazione della serie “Orti”, coltiva la memoria, facendo “germogliare” delle copie elaborate di fotografie che ritraggono da bambini gli artisti partecipanti. Le canne sostengono fili elettrici che vi si aggrovigliano e “lasciano penzolare sopra ogni foto piantata una piccola lampadina che la illumina”. Sembra una coltivazione di laboratorio dove la crescita è controllata e veicolata dall’artista che oppone al concetto bucolico di natura operazioni improbabili: “in questi orti si piantano e si coltivano idee” (B. Sullo).
In “The great memory”, spiega Antonella Foscarini, “il mio volto modellato in ceragel, trasparente, neutro... è sovrapposto ad una pagina pubblicitaria tratta da un giornale femminile: un viso di donna di grandezza naturale ... Il rilievo in ceragel rende tridimensionale l’immagine sottostante e ne definisce i tratti essenziali, la foto a sua volta lo colora e gli attribuisce un carattere e una particolare espressione che però è altro sia rispetto al volto della modella che alla mia fisionomia”.
“Il laboratorio del Dottor Calidari”, di Donatella Mei, prende spunto da un film espressionista degli anni venti in cui si affrontava per la prima volta il tema dello scienziato e della sua follia di onnipotenza. L’artista propone frammenti di natura ma “una natura avulsa dal proprio ambiente, in vitro come dicono i biologi”. Due serie di vetri dalle cui trasparenze emergono parti di foglie, farfalle e il moscerino della frutta che ha la particolarità inquietante di possedere un genoma molto simile a quello umano. Sul muro molti disegni sempre sullo stesso tema: l’installazione è decisamente ben orchestrata.
Rebecca Hayward presenta, nel suo “Bestiari”, creature fantastiche e mostruose che contengono diverse nature in un unico soma, spesso volutamente disarmonico. Tali rappresentazioni derivano dalla “paura” e dal “fascino” che gli esperimenti di mutazione genetica e di clonazione risvegliano nell’artista.
Pezzatini espone “Il Serpentone”, opera composta da segmenti di terracotta sui quali “è rappresentata una scena che collega direttamente l’installazione con il motivo della mostra: un bambino che schizza fuori da una provetta. La raffigurazione, volutamente schematica, evidenzia il grande enigma delle biotecnologie…”.
Molto ironico è il “Biosciamano” di Vitali: un vestito di strisce di giornale appeso al muro e in terra una valigia, anch’essa ricoperta di carta ritagliata da quotidiani, contenente amuleti contro ogni male. Il vestito viene indossato dall’artista nelle sue performances; della stessa opera fanno parte quattro immagini fotografiche del “Biosciamano” impegnato nei suoi riti.

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il Tirreno Cecina  25 agosto 1999

Le opere e le installazioni dei due artisti saranno esposte alla Torre medicea da domani La luce metallica di Morelli e i giornali di Vitali protagonisti di una mostra-performance a Vada

di Federica Lessi

VADA. Si inaugura domani alle 21, alla Torre di Vada, «Sintesi», un'esposizione del tutto originale composta da una serie di performances e installazioni di Alberto Morelli e Ivano Vitali, artisti che fanno parte de «La Casa dell'Arte» di Marittimo. Con il Comune di Rosignano infatti «La Casa dell'Arte» ha promosso un progetto articolato che comprende iniziative artistiche a destinazione diversa. Tra esse «Casamori» è dedicata a incontri, proposte e verifiche di arte contemporanea, perciò ha messo a punto una mostra delle opere di Morelli e Vitali nelle sale della Torre. Si tratta di installazioni, video e «sculture da parete» realizzati con materiali di recupero, secondo le tendenze della sperimentazione artistica attuale. Alberto Morelli, che abita a Rosignano ed è insegnante all'Iti, ha iniziato ad occuparsi d'arte da figurativo, per poi passare ad esperienze informali ed approdare all'astrattismo. Da sempre spinto da un forte bisogno di ricerca, è uno sperimentatore per vocazione. Attratto dalla ricerca sugli effetti ottici e cinetici, lavora sulle possibilità luminose del metallo abbinate al calore. La materia metallo è indagata nelle sue proprietà di riflessione della luce, come sorgente luminosa. Vitali invece vive tra Firenze e Castiglioncello, realizzando piccole sculture da parete in cartapesta pressata in panetti, dipinta e decorata con giornali. I suoi collages riflettono il desiderio di recuperare un materiale deperibile e di consumo quotidiano come la carta stampata per ridargli un contesto nuovo. L'amore per i giornali di Vitali e quello per la luce di Morelli sarà oggetto di una suggestiva performance in tre parti che si svolgerà per l'inaugurazione della mostra sul prato fuori della torre. In «L'albero della vita» - sulle musiche di Massimo De Puri - Vitali trasformerà gli spettatori in alberi dalle lunghe dita con tubi di carta. Poi, gettando loro strisce di giornale e stabilendo un contatto vocale, tenterà di coinvolgere il pubblico nella creazione dell'opera d'arte, destinata a prendere forma secondo i desideri di ognuno. In «La lucciola», Morelli, accompagnato dai versi di Giovanni Maestrini, si trasformerà in lucciola rievocando il racconto infantile dell'insetto luminoso che, messo sotto il bicchiere, nella notte si trasforma miracolosamente in monete. Infine in «Lavoro un sacco» Vitali gonfierà d'aria un enorme cilindro di carta di giornale lungo 30 metri divertente ed ironico serpentone di «notizie in aria». La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dalle 21 alle 24 fino al 7 settembre. (f.l.)

 

La Casa dell'Arte va a Livorno

il Tirreno CECINA — 29 aprile 2001

ROSIGNANO.Gli artisti della Casa dell'Arte di Rosignano, spesso autori di mostre a Palazzo Bombardieri di Marittimo, allestiranno tra pochi giorni una rassegna nello spazio espositivo dei laboratori Blu cammello nel quartiere La Venezia di Livorno, scali del Teatro 24. L'inaugurazione che prevede una performance collettiva avverrà sabato 5 maggio alle 18. Stavolta nella città labronica saranno di scena Alberto Morelli, Enrico Mori (quest'ultimo reduce dalla rassegna «Un anno di balle»), I Santini De Prete, Bruno Sullo e infine Ivano Vitali con le loro opere, che in genere destano non poca curiosità, quando non scalpore per le originalità che contraddistinguono le iniziative, le quali vanno a cozzare immancabilmente con la tradizione, creando appunto «fratture» con quella che è appunto la consuetudine dell'arte. Novità comunque di richiamo. Nell'occasione sarà presentato il video «Finestre di casa» di Carmela Castiello e Bruno Sullo, con la partecipazione dell'attrice Laura Lenzi. La mostra è aperta ogni giorno (escluso il sabato pomeriggio e la domenica, ore 10-12,30 e 15-19 sino al sabato 26 maggio.

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