Una password per TramarT
(ESTRATTO DAL TESTO CRITICO DEL CATALOGO EDITO DA ARNAUD - FIRENZE 2008)
di Elena Ginanneschi
 
Ivano Vitali performer, ecologista, scultore, fiber-artist, docente, web master, personalità poliedrica, tanto che il suo nome sembra aver segnato il suo destino.
Lasciamo che l’idea del destino segnato dal nome, idea controcorrente seppur con antiche radici, sia la password per entrare in quel magico mondo di energia primaria, dalla cui fonte si alimenta l’artista, un "nido" della creatività di cui TramarT, la personale delle opere recenti di Vitali, offre una sintesi.
TramarT suggerisce la transitività dell’arte, trama nell’arte e arte della trama, un dritto e un rovescio, il vero e il falso, la sostanza e l’apparenza, la fine che diviene nuovo inizio.
Il percorso suggerito per TramarT ha un suo incipit nella Villa Medicea di Cerreto Guidi che ospita abiti e accessori per proseguire negli spazi suggestivi delle Costruzioni buontalentiane con gli arazzi e un’ installazione.
Vitali rende vita a materiali che la società occidentale a cui apparteniamo destina ogni giorno alla dimenticanza, al macero, alla "morte", sotto l’egida dello spreco e dell’opulenza; recupera e riporta a nuova vita non solo il materiale cartaceo dei quotidiani, che elegge a materia prima di ogni sua opera, ma anche il contenuto di quelle stesse pagine. La parola come segno, il significante e il significato in essa presente viene salvato con uno straordinario intervento conservativo che riscontriamo da anni nell’attività artistica di Vitali. Basti citare l’opera Ex Libris del 1998, con cui l’artista sigilla un libro in un sarcofago" di cartapesta, seguiranno altri sessantuno volumi scelti, con solo autore e titolo su un’etichetta. Sono testi culto, selezionati accuratamente tra quelli che hanno segnato la sua formazione e quella di un’intera generazione nata negli Anni Cinquanta, testimone della rivoluzione socio-culturale del Sessantotto. Questo intervento selettivo e conservativo a un tempo, sottende un profondo, incondizionato amore per la Natura e per ogni sua emanazione, in primis gli alberi. La carta è il collegamento con la Natura, "nel lavorarla-afferma l’artista- la rispetto, lasciandola se stessa". La leison con la Natura prosegue esplorando il rapporto tra carta e vento con la serie Lavoro un sacco, grandi sacchi di pagine di quotidiani gonfiati a braccia dall’artista offerti a osservatori occasionali invitati ad entrarvi per un simbolico ritorno nel grembo materno. L’aspetto docente di Vitali, avvicinandolo a Beuys, presente in questa come in tutta la sua attività, gioca un ruolo non secondario, sia attraverso l’esempio del riciclo come recupero della materia ma anche di tecniche antiche, sia per il coinvolgimento attivo del pubblico che ne sviluppi la socialità e favorisca le relazioni tra individui, in linea con una tendenza dell’arte contemporanea meglio definita da Nicolas Bourriaud in Esthétique Rélationelle del 1998. L’attività di Vitali è in sintonia con la convinzione ecologista e il suo stile di vita. L’uso di materiali poveri unito alla gestualità, intesa come segno nello spazio, divengono caratteri peculiari nelle sue performances. L’azione ripetuta di strappare pagine di quotidiani in strisce e lasciarle volteggiare nell’aria, presente in Grafica nell’aria del 1979, diviene il leitmotiv delle successive performances, ed è all’origine di ogni opera qui proposta. Oggi quel gesto ha raggiunto una precisione straordinaria, rivelatrice di una conquistata armonia tra materia e spirito, armonia che si espande all’Universo. L’indiscussa maestria di controllo sulla materia è ottenuta con un fare ripetuto del gesto come in un rituale sciamanico, ricollegabile al valore apotropaico presente in molte culture, dal Buddismo all’animismo e dall’Islam fino agli Amerindi. L’interesse dell’arte occidentale per il cosiddetto primitivismo è gia presente nell’Ottocento simbolista da Gauguin ai Nabi, si riafferma durante le avanguardie storiche del XX secolo con il cubismo di Braque e Picasso, passando da Matisse, riemerge tra la fine degli Anni Sessanta e per tutti gli Anni Settanta. L’aspetto interculturale, l’interesse per discipline etnoantropologiche in relazione all’arte e nuovamente in auge. Non è un caso che la prima presenza che incontriamo a TramarT è Ivano un’opera-abito, la cui gonna del 2003 è tessuta al telaio africano secondo la tradizione Ewe ma interpretata in maniera totalmente personale. (...)
L’aspetto sociale del lavoro come arte, unito all’interesse antropologico, rimanda alle rafie della fine degli Anni Settanta di Alberto Moretti che in Epifania (1978) traduce plasticamente la sottana di fibre e vi incorpora tutti i significati simbolici ad essa connessi. Apparizioni e sparizioni, parole e silenzi. Fondamentale per Moretti è stata la lettura di Dieu d’eau di Marcel Griaule del 1948 sulla cosmogonia dei Dogon del Mali. Tra i Dogon "soy" significa "stoffa" ma anche "è la parola" e "sette" rango di colui che parla tessendo. Tessere avveniva esclusivamente di giorno, di notte avrebbe significato tessere strisce di silenzio e di ombra. Anche per Vitali la luce, la solarità guida la sua attività creativa.
Rosa bomb-on, opera-abito del 2004, quasi un inno alla freschezza, non solo per il colore rosa ma soprattutto per la corona di voile di pagine de "La Gazzetta dello Sport" che si innestano alla gonna come un’esplosione di petali intonsi. (...)
Malinconia pervade l’animo di colui che entri nella camera con letto a baldacchino, un luogo intimo, privato della Villa. Qui, il 15 luglio 1576, fu brutalmente assassinata ad opera del marito Paolo Giordano Orsini, Isabella de’ Medici. Nella camera a fianco al giaciglio rosso melagrana, fa da contrappunto Maria, isolata, eterea e fragile opera-abito del 2007 lavorata a maglia ... . (Tutte le opere-abito sono indossabili ma non portabili.(...) 
Ginger, opera-abito del 2005, giallo zenzero, ha un effetto spaesante, così deve essere, così l’artista ha tramato. Fra noi misteriosamente è apparsa, corazza di guerriero medievale, carica di suggestioni. Maglie di giornale come armature è stato il titolo della mostra del 2006 al Museo Stibbert, e Ginger assurse ad emblema dell’installazione stessa. Un’eleganza sobria che dialoga col ritratto di Gentiluomo con cappello piumato, (ante 1552) di Nicolò dell’Abate, nella Villa di Cerreto Guidi. (,,,)
Artista - non artista, si definisce Vitali, creativo certamente è colui che riesce a farci vivere un sogno da svegli, un sogno effimero come il materiale delle sue opere.
Entrano in scena quattro preziose gorgiere, dal bianco alle tonalità melange, arancio, verde, viola, un tempo pubblicità effimere dai suadenti colori che ammiccavano dalle pagine dei quotidiani: la riflessione dell’arte occidentale ritorna sulla vanitas ma apre verso nuovi orizzonti, testimonia nuove forme simboliche del passare del tempo. Un lungo viaggio conduce l’arte dalle danze macabre della pittura del Trecento transitando da Dürer fino alle Nature morte seicentesche di area olandese e fiamminga con "l’insistenza sui resti di un’attività" (Veca, 1981) e l’unicità sul panorama italiano di Baschenis nel cogliere i minimi indizi del tempo.(...) Arancio, verde, viola: ricchezze cromatiche attinte direttamente dalla tavolozza di un Beccafumi versione grunge.(...) Dipanando il gomitolo dei ricordi ritroviamo il capo del filo che partì anni addietro da Argenta, luogo natale. Là, qualche anno fa, Ivano imparò l’arte e la tecnica dell’uncinetto e della maglia da sua madre Maria. In quei luoghi, bambino, imparò a rispettare la natura tra boschi e paludi della pianura del delta del Po.
Uscendo dalla Villa, scendiamo le scalee buontalentiane ed entriamo nelle "cantine" scabre, dalla struttura in vista a mattoni pieni e volte da fortezza medicea. I sette arazzi, o Tape-stry, come acutamente preferisce chiamarli l’artefice, sono "un grande archivio"(...) La parola è salvata dall’azione distruttiva del tempo come nelle cancellazioni di Isgrò. Ogni Tape-stry è sul proprio "ferro" da calza gigante in legno di abete naturale, una scelta che sottolinea l’importanza attribuita al lavoro nel processo di formatività dell’opera d’arte. In due arazzi, realizzati con le pagine de "La Repubblica", del 2005 e del 2006, qualcosa ci coglie di sorpresa: l’infittirsi delle chiazze di colore che ci fa intuire quanto sia aumentata la presenza di pubblicità in un anno.(...) L’aspetto panico della Natura rivendica la maternità della sua creatura, come dentro i dripping di Pollock è un pullulare instancabile di vita. Vitali da anni raccoglie, sceglie, ordina, seleziona i quotidiani per testata, per argomenti, individua le pagine delle pubblicità e ne coglie i colori. (...) Work-in-progress sul suo legno d’abete è un Tape-stry dalla misteriosa maglia nero pece, gli fa eco un alto Tape-stry bianco-Mondrian. Bianco e nero i due poli che si completano. I sette arazzi incorporano la valenza estetico cromatica della pittura e la tridimensionalità della scultura, eredi in senso lato delle opere Anni Settanta di Claude Viallat nelle quali il volume cromatico occupa lo spazio, lo possiede. Gli ultimi Tape-stry monocromatici rivendicano l’attenzione con spavalderia avanguardista per i colori primari giallo, rosso, blu, sintesi estrema e simbolico omaggio all’arte da Boccioni a Mondrian. Le dimensioni giganti della maglia dei Tape-stry rivelano la volontà di dare voce al lavoro svolto nel silenzio delle mura domestiche. Vitali sceglie questo zoomare sulla realtà per esaltare e veicolare in modo inequivocabile il fare operoso e la materia che è la Natura stessa. L’installazione Zoom-in chiude il percorso di questa avventura nel mondo di TramarT e apre verso un nuovo inizio con un gomitolo di "filo" pronto e i primi giri di maglia sul legno.
                                                                                                               Elena  Ginanneschi
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