La creazione artistica da sempre richiede ed esalta la manipolazione della materia da parte del suo artefice, in un rapporto che è prima mentale, il progetto, e poi fisico, il "fare", con processi intermedi di approfondimento e di simulazione dell'effetto finale quanto mai variabili. Nel caso di Ivano Vitali questo non solo è vero, ma è vero un po' di più: il rapporto tra lui e la carta, sua materia prima per eccellenza, è di una conoscenza cosi profonda e di una esaltazione cosi partecipe, da potersi classificare senz'altro fra le relazioni d'amore. Per lavorare la carta, e in particolare la carta dei giornali, a livello di altissimo mimetismo simulando fibre, gomitoli tessuti e quant'altro, naturalmente occorre un sapere tecnico formidabile, nutrito di tradizione ma anche formato dallo sperimentalismo, quello sperimentalismo che fin dagli anni Settanta ispira Vitali a pensare e a sondare innovazioni continue.
Sono lieta di veder presente Vitali nella splendida cornice della Villa Medicea di Cerreto Guidi, che il Polo Museale Fiorentino fa vivere come museo ma anche, d'intesa con il Comune, come centro di attrattiva culturale esposto alla contemporaneità: e di questo ringrazio la Direttrice Giovanna Damiani - come già in passato ringraziavo Mario Scalini, a lungo Direttore e oggi passato con successo ad altra fase del suo percorso professionale - insieme con l'architetto Cristina Valenti e il personale tutto della Villa. Con Vitali sento di aver molto in comune, sia pure nell'apparente divaricazione che separa i nostri mestieri: forse perché siamo vicini per età e per formazione, forse perché siamo attenti ai medesimi valori e di essi testimoni e custodi, nel segno di un comune rispetto per i doni della natura, l'opera dell'uomo, la storia delle cose breve o lunga che sia. E' un valore la cosiddetta povertà della materia nobilitata dalla lavorazione: che cosa sarebbe, poniamo, un affresco, senza la maestria del suo autore? Un muro, sabbia e calce, una manciata di terre colorate... E' un valore il riuso di manufatti di per sé caduchi. Ed è - ultimo ma non un ultimo - un valore quel sottile ironico senso di vanitas che irradia dalle sue creazioni, dove occhieggiano titoli e parole di pagine fatte per scadere in un giorno o poco più, e consegnate qui a una durata ben più lunga, ma all'alto prezzo dell'insensatezza. Perché in quei fili e in quelle trame, tante notizie che ci hanno incuriosito, appassionato, o spaventato, o fatto soffrire, sono ridotte a parole isolate, a sillabe, a lettere, frammenti di discorsi interrotti e disinnescati. I distillati d'ingegno di opinionisti celebri valgono quanto i balbettii innocui e confusi d'un lattante. E', quella di Vitali, una sottile vendetta d'artista, che gioca con la stampa "quarto potere"? Chissà, solo lui può dirlo. Ma mi piace pensarlo al lavoro che strappa le pagine a striscia a striscia con precisione, le attorce e le fila con immensa pazienza, le lavora con quei suoi ferri da calza gigante. E' un'arte fatta di mosse e antiche e oneste, che ridà innocenza a ciò che trasforma, per una seconda, lunga vita.

Cristina Acidini
Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale Fiorentino della città di Firenze

Testo dal catalogo della mostra "TramarT" edito da Arnaud - Firenze 2008

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