ERA IL TEMPO DEL CICLOSTILE
IVANO
VITALI
Il
percorso artistico di Ivano Vitali prende il suo avvio dai primi anni Settanta
quando, all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ebbe il suo primo incontro con
Flavio Caroli,che lo introduce alla
poetica dell’Arte Povera dell’ambiente artistico torinese e,
successivamente, con Renato Barilli, durante la storica manifestazione “La
settimana della Performance” al Museo di Arte Moderna di Bologna, alla quale
parteciparono i più importanti artisti performer del tempo. La sua versatile e
aggiornata formazione culturale porta così Vitali alla prima performancea, nel
1979, quando si trasferisce all’Impruneta, nelle campagne fiorentine, ed
inizia a rivolgere la propria attenzione verso le nuove possibilità espressive
che gli offre il rinvenimento di materiali poveri; da qui, la prima,
significativa performance con lo strappo della carta del giornale, caricata di
un intento palesemente provocatorio nei confronti della cultura massificante dei
media.
Profondamente
legato alla tematica ecologista, Ivano Vitali è turbato dal progressivo e
pericoloso processo di distruzione del normale rapporto fra l’uomo e
l’ambiente naturale, ne avverte intimamente il disagio, vuole restituire alla
sua creatività un ruolo di efficacia etica, oltre che estetica. Ed ecco che la
carta si elegge a medium ideale: materia che Vitali indaga per anni nelle sue
peculiarità espressive ma riscopre, con forza, al principio degli anni Novanta,
quando si unisce al gruppo ARF. Il recupero della carta di quotidiani e riviste
diviene così il punto focale della propria creazione, l’incontro della
motivazione concettuale ed ecologica che muove il suo pensiero: nascono così i
lunghi fili di carta con i quali intreccia arazzi, sculture, abiti. Evitando
l’uso di colle o sostanze chimiche, ogni sua creazione si trasla così,
concettualmente, in un archivio: un’operazione che immobilizza la scrittura a
durare, isolandola e cristallizzandola in creazione, idealmente recuperabile in
tutta la sua interezza. Opere che hanno soprattutto un forte obiettivo
didattico, contemplazioni che sono, prima di tutto, un potente messaggio.
Vitali
si vale molto abilmente del suo corpo con azioni pubbliche (tra le quali
ricordiamo la performance alla Biennale di Venezia nel 2003) dove indossa i suoi
vestiti di carta ed i suoi movimenti, la sua sentita partecipazione
all’azione, la sincera e profonda convinzione con la quale carica il proprio
gesto, aiuta lo spettatore a comprendere la profondità delle tematiche
proposte, persuade il suo uditorio della validità del messaggio ironico e
dissacratorio nei confronti di un consumismo sfrenato ed inconsapevole, del
quale la sua arte si fa, a tutt’oggi, determinata ed instancabile portavoce.
Febbraio 2010 Elisa Gradi